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Torchiarolo/I buoni frutti dell'antimafia

di VALERIA NICOLETTI

E' la tarda mattinata di un settembre inoltrato e il sole s'abbatte sulla terra rossa, senza pietà per chi non ha la complicità di un albero per godere di un po' di fresco. L'uva violacea pende dalle viti che si srotolano geometriche tra Torchiarolo e San Pietro Vernotico. Nella campagna a nord di Lecce, precisamente in contrada Santa Barbara, sembra ancora piena estate.

La villa appartenuta a "don" Tonino Screti, considerato il "cassiere" della Sacra Corona Unita negli anni Ottanta, sorge in fondo ad un vialetto ed è circondata da ben 35 ettari di vigne e campagna. I leoncini che porgono i propri omaggi all'ingresso testimoniano l'attitudine alla magnificenza dell'ex inquilino. Ma un telo bianco che sventola dal balcone annuncia subito il cambio di orientamento del nuovo padrone di casa. "Campo antimafia", infatti, è la scritta che campeggia decisa sulla residenza che, adesso, ha assunto i contorni di un'allegra comune. Nessuna porta chiusa, finestre tutte spalancate, un giocoso ronzio di api e un continuo gironzolare di ragazzi affaccendati. Dalla cucina si diffonde un profumo di sfornati. E' quasi ora di pranzo.

Ai fornelli, i sei ragazzi dell'ultimo campo antimafia, iniziativa a cura della cooperativa Terre di Puglia - Libera Terra, presieduta da Alessandro Leo, che ha avuto assegnata la tenuta confiscata dallo Stato. Seguendo l'esempio delle cooperative Libera in altre regioni del Sud Italia, come la Calabria e, prima fra tutte, la Sicilia, la cooperativa Terre di Puglia inizia nel 2007 l'avventura dei campi antimafia insieme ai ragazzi venuti da tutta Italia e non solo per toccare da vicino quello che, fuori dai confini di un Sud non proprio da cartolina, assume la forma e i colori di un triste stereotipo.

Sono passati quasi quattro anni, quindi, da quando la cooperativa ha iniziato a occuparsi della gestione di beni e proprietà sottratti alla mafia salentina, trasformandoli in giovani e attivi presidi di legalità. "Questo è l'ultimo campo della stagione estiva", spiega Alessandro, "i ragazzi sono solo sei, ma abbiamo avuto il pienone da luglio, ospitando ragazzi provenienti da tutta Italia". Sono circa 150 quelli che hanno preso parte ai campi di quest'anno, selezionati insieme al circolo Arci dell'Emilia Romagna.

I partecipanti sono di solito sui vent'anni, hanno sentito parlare della mafia solo attraverso gli eufemismi e le formule fisse dei telegiornali decidendo, poi, di saperne di più. Quasi tutti hanno avuto precedenti esperienze di beneficenza e volontariato e sono curiosi e impazienti di conoscere la verità su quella che, sempre più, assume purtroppo i caratteri di una piaga, non più confinata in un Sud assolato, ma allargata a livello nazionale. Un esempio di coscienza civile, un'occasione per sentirsi un po' più italiani, noi che agli occhi degli stranieri siamo quelli che ci distinguiamo per le regioni di provenienza.

I sei ragazzi arrivano quasi tutti dal Nord Italia, dall'Isola d'Elba, da Livorno, da Ferrara, da Milano. Sono intorno ad un tavolo, con in mano un buon bicchiere di rosso, prodotto dagli stessi vigneti che profumano l'aria vicina. I campi estivi durano circa due settimane e le attività si decidono giorno per giorno. La mattina in campagna mentre nel pomeriggio i ragazzi partecipano a incontri, dibattiti, seminari, ascoltano dal vivo le voci dei protagonisti, dai familiari delle vittime a don Luigi Ciotti, fondatore di Libera.

Novità di quest'anno è anche quella di accompagnare i ragazzi in un'incursione nella vita salentina, che d'estate si riempie di echi di tarante e ritmi di tamburello. "Il dialetto ancora non lo capiamo bene", ridono i ragazzi, che però si sono lasciati conquistare dalla pizzica e hanno stretto amicizie, hanno fatto domande, hanno incrociato altre esistenze, scoprendole uguali alle loro, solo situate qualche meridiano più in giù.

E' il secondo anno che la villa di contrada Santa Barbara nelle campagne di San Pietro Vernotico si fa casa comune per accogliere i campi della cooperativa Libera. Prima era il Comune di San Pietro a mettere a disposizione spazi come palestre, magazzini, parrocchie per dare il via a quello che è diventato un appuntamento con la legalità dell'estate salentina.

Oggi invece, grazie alla legge 109/96, a ospitare i campi è una delle roccaforti della Sacra Corona Unita, abbandonata dal suo non più legittimo proprietario solo nel giugno del 2009, nonostante la confisca da parte dello Stato. Ingombrante e quanto mai paradossale sentinella, Tonino Screti è rimasto più del dovuto nella villa, osservando i ragazzi di Libera che, con relativa disinvoltura, iniziavano a bonificare i campi e a sistemare i vigneti circostanti. Ogni tanto uno sguardo, una battuta di circostanza, imbarazzi dall'una e dall'altra parte fino a quel maggio 2010 in cui l'ipoteca pendente sulla villa venne assolta in parte dalla Regione Puglia. La Banca Popolare Pugliese rinunciò alla pretesa del denaro restante e la villa passò finalmente nelle mani della cooperativa.

Nella villa si contano circa una quindicina di stanze, ma i ragazzi preferiscono dormire tutti insieme giù, nel piano interrato, dove hanno allineato sei brandine, l'una accanto all'altra. In attesa di essere rimessa a nuovo, l'enorme residenza si contenta di raccogliere le speranze, le battute e i commenti dei suoi giovani ospiti, mettendo a disposizione anche il bianco delle pareti, dove i temporanei inquilini hanno disegnato i loro sogni e fotografato in uno schizzo questa esperienza. Slogan e giochi di parole, contro le mafie di ieri e di oggi, all'indirizzo dei "don" di una volta e degli squallidi caporali di oggi.

Slogan applicati anche sul campo. Anzi, nei campi. Quelli da vendemmiare. Libera ha infatti deciso di dare l'opportunità di lavorare finalmente alla luce del sole ai ragazzi di Boncuri, la masseria nei pressi di Nardò che da giugno ha ospitato i braccianti agricoli, tutti immigrati, soggetti al triste giogo del caporalato. Finanziato dalla Regione Puglia, dalla Provincia di Lecce e dal Comune di Nardò, il campo di accoglienza di Boncuri ha chiuso definitivamente i battenti nei primi giorni di settembre. "Purtroppo non possiamo farlo sempre", spiega Alessandro, "ma quando è possibile cerchiamo di coinvolgere i braccianti di Boncuri". Che arrivano, armati di sola buona volontà, ad affiancare i partecipanti del campo antimafia.

Perchè in quel di Torchiarolo, la sveglia quest'estate è suonata ogni giorno alle prime luci dell'alba. Si fa colazione e poi tutti nei campi, dove si raccolgono pomodori, grano, uva. Si toccano e si scelgono i grappoli migliori. Si vendemmia. Si respira l'aria di campagna, si assaporano le gioie e le fatiche della vita contadina, il profumo della terra e quello che questa ha saputo offrire. "Una terra che, nonostante tutte le offese ricevute, continua a dare frutti bellissimi", chiosa Elena, una delle quattro ragazze del campo.

Gustosi e attesi prodotti finali sono i tarallini e le friselline all'olio extra-vergine di oliva, i pomodorini essiccati, la passata di pomodoro biologica, i carciofini sott'olio e, ovviamente, lo stesso olio extravergine d'oliva biologico. Orgoglio della cooperativa sono però i vini, rossi e rosati a base di negroamaro, profumati e fruttati, dal sapore deciso e dal gusto intenso. Come quello dei sogni che diventano realtà. "Ogni chicco d'uva che rende possibile il nostro vino diventa un esercizio di legalità, uno sforzo di giustizia", si può leggere sul sito della cooperativa, che opera con trasparenza e legalità fin dalla potatura e dalla raccolta.

La cooperativa fornisce le materie prime, appoggiandosi a forni, cantine e molini della zona per la trasformazione dei prodotti. "Cerchiamo di scegliere aziende che siano trasparenti e che rispettino la dignità del lavoratore", garantisce il presidente di Terre di Puglia. Primo obiettivo, strettamente locale, della cooperativa che punta all'attuazione di un senso civico e diffuso. Che abbia conseguenza anche oltre i confini nazionali, attraverso la collaborazione con le altre nazioni e l'estensione degli effetti della legge 109/96 in tutta Europa.

"Tutta questa esperienza assume quasi i contorni di un film", dice Agnese, originaria di Ravenna e coordinatrice dell'ultimo campo. E un film lo è anche stato visto che i ragazzi hanno realizzato da soli lo spot dei prodotti della cooperativa. E come in ogni film sull'argomento che si rispetti, non mancano le intimidazioni. A cominciare da quelle più banali e squallide, come un incendio, appiccato a pochi metri dalla villa, nella località chiamata Valesio. "Intimidazione servita a poco", scherza Alessandro, "visto che da quei vigneti produciamo il nostro vino migliore".

Lo stesso Tonino Screti, raccontano, lasciata la proprietà, si fa sentire di tanto in tanto sulle pagine dei quotidiani. Accusa la cooperativa di non prendersi cura dei suoi terreni, di approfittare della villa, di usufruire ingiustamente dei suoi beni. Alessandro allarga le braccia. E apre una cancellata rossa. Compaiono decine e decine di filari di vigne, rigogliose e verdi. Intanto dalla terrazza, arrivano un allegro fracasso di padelle e un chiassoso ridacchiare mentre all'ombra della cappella riposano due dei ragazzi di Boncuri, cercando sollievo dalla controra. L'orizzonte tutt'intorno si rivela la smentita migliore.

(ottobre 2011)

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